Titina Maselli

         TITINA MASELLI

Titina Maselli nasce nel 1924 a Roma e inizia a dedicarsi alla pittura bambina, incoraggiata dal padre, il critico d’arte Ercole Maselli.
Grazie all’atmosfera culturale che si respira in famiglia, conosce artisti, intellettuali e critici eminenti. Durante l’occupazione tedesca la casa dei Maselli è a disposizione anche dei tanti militanti ricercati e degli ebrei sfuggiti ai nazisti e ai fascisti. Titina scrive volantini e articoli sull’ “Unità” clandestina.
Dopo gli studi classici, manifesta la sua vocazione artistica; fin dagli esordi i suoi temi preferiti sono la notte, la città, gli stadi, la concitazione sportiva. Ciò la porta a distinguersi dalla Scuola romana, e dal realismo, così come dall’astrattismo geometrico allora imperante.
Nel 1945 sposa l’artista Toti Scialoja.
Nel 1948, a ventiquattro anni, espone per la prima volta le sue opere alla Galleria dell’Obelisco di Roma, presentata in catalogo dallo scrittore Corrado Alvaro.
Partecipa quindi alla Biennale di Venezia nel 1950, dove espone “Giocatore ferito” e nel 1951 presenta quattro opere alla VI Quadriennale romana.
Alla Biennale di Venezia sarà presente anche nel 1954, 1956, 1964 e 1984.
A New York, dove risiede dal 1952 al 1955, approfondisce le tematiche sulla città, assorbendo la forte suggestione del luogo e allestisce due personali alla Durlacher Bros Gallery.
Dal 1955 al 1958 vive in Austria, dove, in una condizione di voluto isolamento, si concentra sulla resa del colore.
Nel 1958 la Galleria La Salita le dedica una mostra; è presentata in catalogo da Cesare Vivaldi.
La sua prima grande antologica, con 34 dipinti dal 1946 al 1965, si terrà nel 1965 alla Galleria romana La Nuova Pesa. Il catalogo comprende scritti di D. Morosini, R. Barilli, E. Crispolti.
L’anno dopo un’altra antologica viene presentata a Reggio Emilia da M. Sager.
Dal 1970 decide di vivere a Parigi, pur ritornando spesso in italia.
L.Schefer pubblica a Torino nel 1975 la prima monografia di Titina Maselli, che viene presentata a Milano in occasione della mostra personale alla Galleria Il Fante di Spade.
Una grande antologica viene allestita nel 1979 al Kunstamt Kreuzberg di Berlino, presentata dai critici J. Dupin e G. Aillaud.
Nel 1983 la Galleria Giulia di Roma espone 18 sue grandi tele con presentazione di J.C.Bailly.
Nel 1985 E. Crispolti cura un’antologica alla Pinacoteca di Macerata.
Una retrospettiva, poi itinerante in varie città italiane, viene allestita a Lisbona, Fondazione Gulbenkian, nel 1988 e nel 1990 al Castello di Mesola si tiene una importante antologica dell’artista.
Fin dagli anni settanta la sua attività pittorica è accompagnata da lavori per il teatro: allestisce scene e costumi per opere di Strawinsky Beckett, Milhaud, Muller, Pirandello ecc.
Negli anni successivi, fino alla sua scomparsa nel 2005, espone le sue opere in molte gallerie italiane e in diverse città europee, presentata da critici importanti.
Titina ebbe un ruolo di primo piano anche nell’ambito della Pop Art, che reinterpreto’ con note personalissime. La sua arte scaturiva da un’originale fusione fra il linguaggio figurativo e quello astratto, ed ha lasciato un segno molto profondo nel realismo di metà del Novecento.
I temi della sua pittura sono i simboli forti della realtà contemporanea e metropolitana: i calciatori, i pugili, le strade di città, i camion, i grattacieli. Molti critici l’hanno giudicata fortemente anticipatrice di movimenti diversi, dalla pop art all’iperrealismo.

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