Sergio Vacchi

Sergio Vacchi è nato a Castenaso di Bologna (BO) nel 1925.
Non segue studi artistici regolari, ma partecipa attivamente al fermento culturale dell’Italia del dopoguerra: Bologna gioca un ruolo strategico molto importante in questo contesto grazie alla presenza di due artisti quali Longhi e Morandi.
Durante i primi anni della sua attività, Vacchi è fortemente sostenuto dal critico Francesco Arcangeli.
Nel 1951 realizza la sua prima personale alla Galleria Il Milione di Milano. Dalle sue opere emerge una sostanziale affinità al movimento di ricerca del post-cubismo e di Picasso, dal quale poi si distacca per intraprendere una strada autonoma.
Una svolta si registra nella seconda metà degli anni Cinquanta, quando si avvicina per qualche anno all’informale, con una pittura che mantiene sempre una sua forma propria.
In quegli anni (1956-1957) viene invitato due volte alla Biennale di Venezia.
Nel 1959 si trasferisce a Roma dove la sua pittura, benché ancora informale, si va sempre più solidificando e risvegliando a quella figuratività che è propria della sua opera.
Dal 1962 al 1968 dà vita ad un’approfondita riflessione sul “potere”.
Realizza tre grandi cicli pittorici: “Il Concilio”(1962) raffigurazione ironica delle gerarchie ecclesiastiche; “La morte di Federico II” (1966) e “Galileo Galilei” (1967).
Nel 1964 viene invitato ad allestire una sala personale alla Biennale di Venezia.
Dalla fine degli anni ’60 fino agli anni ’90, l’opera di Vacchi si è fatta sempre più visionaria: il suo immaginario pittorico si è popolato di figure vitali ed erotiche, di mostri e icone metamorfiche, ritratti di persone-animali in un inedito rapporto tra quotidiano e favoloso, norma ed eccezione, presenza e lontananza.
Numerosissime sono le esposizioni che lo vedono protagonista in questi anni. Fra i tanti, ricordiamo l’antologica svoltasi nel 1994 al Museo della Permanente di Milano, voluta da Giovanni Testori, mentre nel 1996 si tiene la mostra al Boca Raton Museum di Miami, in Florida, ordinata da George S. Bolge.
Nel 2001 l’Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti ospita la mostra “Sergio Vacchi. La sua arte la sua collezione”.
Nel 2002 riceve il Premio Scipione e nell’occasione viene allestita un’antologica a Palazzo Ricci, a Macerata
Archeologico d’arte della Maremma di Grosseto una personale di 25 disegni di grandi dimensioni. Ampie antologiche a Castenaso nel 1990 e a Paternò nel 1991 evidenziano appieno il carattere visionario della pittura di Vacchi che accentua ulteriormente, nell’ultimo decennio, l’aspetto fantastico in scene macabre, figurate con apparente distacco da una pittura molto disegnata, sempre impostata su salde radici di dissenso.

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