Agostino Bonalumi

Agostino Bonalumi nasce a Vimercate (Milano), il 10 luglio 1935, dove compie studi di disegno tecnico e meccanico. A soli 13 anni nel 1948 partecipa fuori concorso con una sala personale al Premio Nazionale Città di Vimercate.

Nel ’56 ha luogo la sua prima mostra personale presso la Galleria Totti di Milano, in cui espone alcuni disegni a tema paesaggistico. Tra il ’57 e il ’58 frequenta lo studio di Enrico Baj a Milano, dove conosce Piero Manzoni ed Enrico Castellani, con i quali espone nel ‘58 in una collettiva a Milano presso la Galleria Pater. Realizza l’opera “Due Chilometri di impronte”, una striscia di carta lunga due chilometri stesa su un marciapiede, che reca le impronte dei passanti. Nel 1959 Bonalumi e Manzoni iniziano a raccogliere materiali e idee per fondare assieme a Castellani Ia rivista ”Pragma” che in seguito sarà chiamata ”Azimuth”, e con Lucio Fontana e Gillo Dorfles animano la scena culturale e artistica milanese.

Negli anni ’60 l’artista comincia ad interessarsi al progetto estetico teso a superare la bidimensionalità del quadro, progetto che fa capo ad una concezione forte dell’Arte, intesa come esperienza tattile fra pittura e scultura. A questa sintesi fra rigore razionale e potente impatto sensoriale l’artista e’ rimasto sempre fedele, accentuandone progressivamente gli aspetti tridimensionali, in ossequio alla sua poetica dell’Arte come tensione continua fra pensiero e realtà fisica. Sono questi gli anni delle prime “estroflessioni”, che successivamente arriveranno ad articolarsi per piani sfalsati. La superficie della tela viene modellata grazie a un sistema di supporti lignei sottostanti; un gioco fra sensibilità ed astrazione, organico e geometrico, arricchito dalle stesure uniformi e monocrome del colore (bianco, blu, rosso, nero, grigio).

Arturo Schwarz acquista sue opere e nel 1965 presenta una mostra personale di Bonalumi nella sua galleria di Milano, con una presentazione in catalogo di Gillo Dorfles. Nel 1966 inizia un lungo periodo di collaborazione con la Galleria del Naviglio di Milano che lo rappresenterà in esclusiva ed è invitato alla Biennale di Venezia: segue un periodo di viaggi di studio e di lavoro nei paesi dell’Africa mediterranea e negli Stati Uniti. Sono questi anni di continua ricerca, nei quali assistiamo inizialmente a sperimentazioni di una “estroflessione” che si definisce per linee rette (parallele, in ripetizione per un determinato numero di volte, in scansione ritmica), per poi “rientrare” negli anni successivi su uno sviluppo prevalente dove la curva torna ad essere l’elemento base. Nascono così alcuni lavori caratteristici dell’artista di estroflessioni curve, soprannominate “Pance” . La ricerca continua con lavori in cui lo spazio artistico creato non è riferito solo verso l’esterno mediante una “esplosione” della tela ma anche verso il suo interno creando una sorta di “implosione” verso se stessa. Si può parlare ora di “introflessioni”, facendo sorgere il pensiero di una spazialità dietro l’opera. A questa sintesi fra rigore razionale e potente impatto sensoriale, Bonalumi è rimasto sempre fedele, anche nei lavori di scenografia. Se ne è occupato, nel 1970, realizzando scene e costumi per il balletto “Partita” e per il balletto “Rot”. Ha realizzato opere di pittura-ambiente quali, nel 1967, “Blu Abitabile”, per la mostra “Lo Spazio dell’Immagine” a Foligno, “Ambiente Bianco”, per una mostra personale alla Galleria Bonino di New York, nel 1968 “Grande Nero”, per una personale al Museum am Ostawall di Dortmund, nel 1979, nell’ambito della mostra “Pittura Ambiente” curata da Francesca Alinovi e Renato Barilli a Palazzo Reale di Milano, “Pittura Ambiente dal giallo al bianco e dal bianco al giallo”, dove l’ambiente, considerato attività dell’uomo, è analizzato come attività primaria e cioè psicologica.

Nel 1980 a cura della Regione Lombardia è allestita, nelle sale del Palazzo del Te di Mantova, un’antologica accompagnata da un catalogo con testi di Flavio Caroli e Gillo Dorfles, e Schede di Guido Armellini. Nel 1986 è presente, per la seconda volta, alla Biennale di Venezia. Negli anni 1989, 91 e 95 la Galleria Blu di Milano allestisce sue personali. Nel 1995 nella stessa Galleria Blu sono esposte le opere “Oggetto-Pittura-Scultura” che l’artista ha realizzato a partire dal 1966. Dal 1997 inizia un rapporto di collaborazione con la Galleria Fumagalli di Bergamo e con la Galleria Niccoli di Parma, che nel 1998 allestisce una mostra con opere dal 1957 al 1997.

Nel 2001 gli è stato conferito il Premio Presidente della Repubblica e in quest’occasione l’Accademia nazionale di S. Luca gli ha dedicato una mostra retrospettiva nella sede di Palazzo Carpegna a Roma. Nel luglio 2002 e’ stato invitato ad esporre alla mostra “Temi e variazioni” alla Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia, dove ha realizzato “Opera Ambiente – Spazio trattenuto Spazio invaso”.

Ha realizzato, per le edizioni Colophon, libri d’artista con testi di Petrarca, “Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono” (1991); di Emilio Villa, “Ridente sillaba” (1994); di Goethe, “Lieder der Mignon” (1997); e con propri testi “Luna Celtica” (1992) e “Cantiere aperto” (1999). Ha pubblicato “Scherzo, Io” (dodici poesie, Colophon, Belluno 2000); “Da te ascolto tornare le cose” (Book Editore, Castel Maggiore, Bologna 2001) e “Difficile cogliersi” (Il Bulino, Roma 2002) .

Nel gennaio 2003 il lavoro su carta dell’artista dal 1960 ad oggi è stato presentato alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate. A cavallo tra il 2003 ed il 2004 è stata allestita una sua antologica, con opere dal 1959 al 2003, all’Institut Mathildenhöe di Darmstadt. Nel novembre 2003, in occasione del Semestre di Presidenza Italiana del Consiglio dell’Unione Europea, ha partecipato alla mostra “Futuro Italiano” allestita nelle sale del Parlamento Europeo a Bruxelles.

 

Nell’estate del 2013 collabora con entusiasmo alla realizzazione di una sua importante mostra a Londra di cui, purtroppo, non arriverà a vederne l’apertura. Agostino Bonalumi muore a Monza il 18 settembre 2013. 

 

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