Emanuele Diliberto

1942: Emanuele Diliberto nasce a Palermo e qui frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti. La sua formazione lo porta a lavorare con successo soprattutto come disegnatore e vignettista satirico nei quotidiani “L’Ora” e il “Giornale di Sicilia”(si firmava”Nuele”). È in questo periodo che allestisce le sue prime personali.
1963: Si trasferisce a Roma dove accosta alla sua esperienza giovanile di giornalista e vignettista (collabora con scritti e disegni satirici ad importanti periodici e col quotidiano “Paese Sera”), quella artistica, partecipando a numerose mostre collettive e personali.

Già agli inizi degli anni ’70 matura la decisione di trasferirsi a Parigi e intraprende una serie di viaggi che lo porteranno a sviluppare dei rapporti con gli Stati Uniti.

Nel 1985 per conto della Municipalità di New York realizza una provocatoria installazione in pieno centro della città.

Nel 2003 rientra nella sua città : Palermo.

Oggi lavora nei suoi studi di Milano e New York. Le sue opere fanno parte di collezioni private di tutto il mondo; un suo grande dipinto si trova nel Palazzo dell’ONU a New York e altri due nei Musei d’Arte Contemporanea di Barcellona e di Miami.

 

                 

 

CRITICA:

 Le opere di Diliberto trattano di segnali, di modelli, di elementi di un codice che, nonostante l’apparente casualità dei segni e delle forme sulle superfici dei suoi quadri, l’artista ha pre-costituito; chiavi di lettura possiamo definirli, passepartout per esplorare gli svariati contenuti depositati con cura, nonostante il disordine, in quel contenitore universale che è il piano della tela per Emanuele Diliberto.

C’è nella costruzione dell’ immagine una costante di affabulazione ludica e non figurativa, reduce dalle atmosfere più gioiose della pop-art, si offre un’ampia gamma di variazioni lungo un personalissimo dialogo con gli universi possibili e non plausibili.
Dalla memoria all’iperspazio, da un angolo di mondo ad un’icona casalinga, dal fumetto all’incubo, il linguaggio pittorico di Diliberto ha la curiosità onnivora del nomade inesausto e l’energia vitalistica del bambino sempre pronto a stupire e a stupirsi. Una ricerca che la sua fantasiosa piattaforma cromatica e la sua eleganza di segno rendono comunicativa e godibilissima. Testimonianza di una rara felicità creativa.
«Nella scelta della quasi totale astrazione compiuta da Diliberto – scrive Emilia Valenza nel saggio critico del catalogo edito in occasione della mostra del pittore a Gibellina nel 2007,  – si insinua spesso il ricorso ad una scrittura che l’artista libera sulle grandi superfici con una scioltezza elegante e leggera, come se ad essa avesse affidato il compito di una narrazione gaia, seguendo il fluido di un’interiorità densa di rimandi a momenti vissuti […]». Ed ancora: «[…] lo sbeffeggio è pratica continua […] nel continuo spostamento di verità e veridicità»
A lungo tra Milano, Parigi e New York, dove ha conosciuto alcuni tra i più celebri protagonisti delle avanguardie internazionali (Basquiat, Rauschemberg, tra gli altri) e dove ha dato vita ad innumerevoli “personali” con notevoli riscontri di critica e di pubblico, da qualche anno Emanuele Diliberto si è ristabilito a Palermo. Qui, nel 2003, ha esposto nella sala-mostre dell’Ersu (Pensionato San Saverio), nella cui biblioteca, due anni dopo, ha anche realizzato un’opera murale (Incipittura); e nel 2006 alla Galleria La Piana Arte Contemporanea (2006). Nell’estate dell’anno scorso ha partecipato ad Acireale ad una collettiva, promossa dalla Fondazione del Credito Siciliano, dov’erano presenti opere di alcuni dei principali artisti siciliani del ’900. Una sua “personale” (Il mondo al centro) è stata eseguita presso l’Ulisse Art Gallery di Roma dal 16 maggio al 23 giugno 2007.

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